La manipolazione emotiva

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“Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenze di una infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista…” (R. N.)

La MANIPOLAZIONE EMOTIVA è un comportamento che induce nell’altro bisogni, desideri o comportamenti facendo leva sulle sue fragilità (ad es. senso di colpa o desiderio di approvazione e riconoscimento). Chi manipola vuole strumentalizzare qualcuno ai propri fini, tuttavia forme sottili di manipolazione sono normali, comuni e onnipresenti, rintracciabili dall’educazione alla pubblicità. Invece, possiamo individuare i seguenti elementi come possibili indicatori di una manipolazione non sana:
• La manipolazione come prevalente o unica forma di relazione
• Il bisogno di potere
• Il bisogno di controllo
• La sopraffazione dell’altro come affermazione della propria identità

CARATTERISTICHE DELLA DIADE MANIPOLATORE-MANIPOLATO

Si osservano, nelle coppie caratterizzate da un rapporto di manipolazione affettiva, due caratteristiche complementari: da un lato il manipolatore con il suo bisogno di mantenere una percezione positiva di sé, associato alla necessità di avere sempre ragione e di detenere il controllo; dall’altro un manipolato che nutre un forte desiderio di fusione e approvazione, che lascia ridefinire la propria idea di realtà, idealizzando e cercando costantemente il consenso del manipolatore.
– Personalità del manipolatore emotivo
• identità fragile
• compulsivo bisogno di sentirsi ammirato e potente
• bisogno di avere sempre ragione
• bisogno di mantenere il controllo
– Personalità del manipolato
• desiderio esclusivo di essere amata ed approvata dal suo manipolatore
• desiderio di fusione nella speranza di trovare l’accordo perfetto
• terrore dell’abbandono
• ricerca compulsiva del «completamento del sè»

COME SI MANIFESTA LA MANIPOLAZIONE EMOTIVA

Molte persone non si accorgono di essere manipolate, tuttavia avvertono un’ansia ed un disagio crescenti quando sono con una persona particolare. All’inizio cadono nella trappola della spiegazione e tendono a giustificare il comportamento del manipolatore per un bisogno di approvazione. Tuttavia il processo può progredire fino alla possibilità che, pur di non rinunciare al rapporto e di non deludere il manipolatore, si finisce con il vedere le cose solo dal suo punto di vista, sottomettendo il proprio senso della realtà al suo. La manipolazione emotiva si manifesta attraverso una comunicazione ambigua, incoerente e passivo-aggressiva.
Alcuni comportamenti tipici dei manipolatori affettivi sono:
• fanno leva sul senso di colpa, facendo sentire l’altro sbagliato e in torto nei loro confronti;
• sono aggressori “passivi”, utilizzano modalità subdole per far capire che non approvano ciò che fai (per es.: possono boicottare di fatto le tue iniziative dopo aver detto formalmente di volerti aiutare, facendolo sembrare assolutamente involontario);
• negano, anche contro l’evidenza dei fatti o della logica;
• accentrano l’attenzione sui loro problemi sminuendo quelli altrui;
• non ascoltano mai veramente e non dedicano attenzione all’altro;
• cercano di essere sempre al centro dell’attenzione e accusano gli altri di egoismo là dove il loro desiderio viene frustrato;
• utilizzano il ricatto emotivo per influenzare gli altri, a tal punto che tutti finiscono con il preoccuparsi di non farli sentire arrabbiati o tristi o di porre rimedio a ciò che li infastidisce;
• la colpa è sempre degli altri.

CHI SONO I MANIPOLATORI?

Possiamo definire il manipolatore come colui che ha bisogno di avere sempre ragione per sentirsi potente e sicuro di sé, dovendo sempre imporre la propria visione del mondo. Spesso mette in atto comportamenti esplicitamente aggressivi (temperamento irritabile e anche violento) o passivo-aggressivi (falso, ipocrita e ipercontrollante). Inoltre, la sua personalità è caratterizzata da spiccati tratti narcisistici, paranoidi e borderline.
Robin Stern, nello specifico, ne distingue tre tipologie:
1) L’intimidatore: il suo stile è quello della minaccia/intimidazione basata sulla apocalisse emotiva. Quest’ultima può essere rappresentata con scenate a base di urla ed offese, minacce di abbandono, affermazioni aggressive e taglienti che hanno lo scopo di fare leva sulle peggiori insicurezze della vittima. La distanza emotiva e la profonda disapprovazione veicolata dal suo gelido silenzio sono per la vittima a volte peggiori delle urla e delle scenate.
2) Il bravo ragazzo: figura che disorienta la vittima, i parenti, gli amici e tutti coloro che lo conoscono, poiché si presenta in maniera impeccabile: innamorato, affidabile, disponibile ed accondiscendente. Mette in atto un terrorismo psicologico che si basa sull’accondiscendere verbalmente alle richieste dell’altro per poi adottare un comportamento caratterizzato da freddezza, scarsa partecipazione o disappunto silenzioso, accompagnato da parole che negano ciò che invece viene mostrato con i fatti. A parole appare collaborativo ma nei fatti boicotta la vittima, attribuendone a lei la responsabilità.
3) Il seduttore: all’inizio sembra il partner perfetto: sempre attento, gentile e premuroso. Tuttavia, le sue proposte ed i suoi comportamenti non considerano i reali bisogni dell’altro ma sono finalizzate a soddisfare se stesso. Questi personaggi all’inizio sembrano perfetti, ma dopo un po’ ci si comincia a sentire “non visti”, non ascoltati, del tutto soli. Questo particolare tipo di manipolatore reagisce alle proteste facendo sentire la vittima inadeguata e deludente o addirittura “pazza”.

PER CONCLUDERE…

La manipolazione svilisce e stressa la persona che la subisce e la destabilizza profondamente, poiché essa desidera ottenere l’approvazione del manipolatore avendone idealizzato la persona, e per farlo si trova a dover rinunciare al proprio punto di vista, alla propria visione della realtà, dovendo inoltre subire comportamenti sminuenti, accusatori, critici e spesso offensivi.
Le persone che tendono a diventare vittime della manipolazione emotiva sono solitamente persone sensibili, emotivamente fragili, alla costante ricerca di approvazione e con una profonda paura di essere abbandonati. E’ importante che la vittima impari a riconoscere il gioco perverso di cui è parte integrante, mettendo dei chiari confini per farsi rispettare. Per poter arrivare a tale risultato occorrerà un lavoro finalizzato ad aumentare l’autostima, rafforzando la propria dimensione personale ed il riconoscimento e rispetto dei propri bisogni.

Pagina FB: https://www.facebook.com/dott.ssamoniacrimaldi/

Suggerimenti:

Suggerimenti cinematografici:

“Ti do i miei occhi” di Icíar Bollaín: https://www.youtube.com/watch?v=f8y-G7YUQ7A

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Autore: Dott.ssa Monia Crimaldi

Psicologa e Psicoterapeuta in formazione. Per contatti: cel. 3208365171 mail:monia.crimaldi@gmail.com

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