I disturbi dell’umore nel post partum

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 “I disturbi dell’umore in puerperio emergono dall’oblio solo quando tragedie familiari ricordano la grande vulnerabilità psichica di ogni neo mamma.”

A. Graziottin

I normali cambiamenti psicofisiologici e ambientali, che si verificano durante il periodo immediatamente successivo alla nascita di un figlio, possono produrre delle difficoltà nel passaggio alla genitorialità. In questa fase, pertanto, molte donne posso presentare dei disturbi dell’umore, che variano nella loro sintomatologia e possono essere episodi transitori o perdurare nel tempo.

I disturbi dell’umore più comunemente riscontrati nel post partum sono: il maternity blues, la depressione post-partum e la psicosi puerperale. A questi, inoltre, è stato recentemente aggiunto il disturbo da stress post-traumatico post-partum, considerato come la conseguenza di un’esperienza traumatica del parto.

Maternity Blues

Il Maternity Blues indica una variazione dello stato affettivo ed emotivo che in molte donne si verifica solitamente tra il terzo e il quarto giorno dopo il parto, si protrae per pochi giorni e si dilegua spontaneamente intorno alla settima o all’ottava giornata. Tale disturbo si osserva tra il 50% e l’80% delle neo mamme.

Sono sette i principali sintomi che caratterizzano il maternity blues: la tendenza al pianto, la stanchezza, l’ansia, l’ipersensibilità, la labilità dell’umore, la tristezza e la confusione mentale. Tale sintomatologia è imputabile principalmente agli sbalzi ormonali tipici del post partum, tuttavia alla condizione biologica si possono associare delle vicissitudini personali, come disaccordi con il partner, problemi con la famiglia d’origine, difficoltà nel travaglio, l’allattamento artificiale, ed altri eventi.

Inoltre, alcune madri, che hanno bisogno di un tempo maggiore per elaborare l’esperienza vissuta con la nascita del bambino, possono presentare un quadro clinico più accentuato e duraturo, caratterizzato da crisi di pianto, disturbi somatici, insonnia, cefalee e disturbi alimentari. Questi sintomi tendono, tuttavia, a scomparire entro la seconda settimana dopo il parto. Di conseguenza, la sintomatologia lieve e la breve durata non conferiscono a questo disturbo una rilevanza psicopatologica, pur non trascurando il campanello dall’arme che tale disturbo può presentare.

La depressione post-partum

La depressione post-partum è caratterizzata da un quadro depressivo atipico rispetto alla depressione propriamente detta, poiché prevalgono l’ansia e l’irritabilità. Inoltre, tale disturbo si manifesta tra il 10% e il 20% delle neo mamme.

Affinché si possa diagnosticare la depressione post partum, è necessario che la donna presenti un disturbo depressivo non psicotico, che inizia entro le prime quattro settimane dopo il parto.

Il sintomo cardine è solitamente il pianto, accompagnato da sentimenti di tristezza e umore depresso. La donna depressa è stremata, tutto è difficile e stancante, ha la percezione di non possedere le energie sufficienti e la concentrazione necessaria per affrontare anche i compiti più semplici.

Inoltre, si osserva di solito la presenza di vissuti di forte ansia. La donna non riesce a rilassarsi e ciò può interferire con le relazioni sociali, comportando spesso isolamento. Talvolta, l’ansia può riguardare una preoccupazione per la propria salute o quella del bambino, sino a sfociare in disturbi somatici e panico.

Sono presenti anche disturbi del sonno, come difficoltà ad addormentarsi, sonno disturbato e non continuato, risvegli precoci, dovuti spesso a difficoltà a rilassarsi o a pensieri ricorrenti. La donna tende, in generale, ad avere pensieri fissi, che posso diventare delle intollerabili ossessioni, pervasive e incontrollabili. A questo si accompagnano anche disturbi alimentari e perdita dell’interesse sessuale.

La nascita, secondo il senso comune, dovrebbe essere un momento di felicità perfetta, in cui la madre trova istintivamente i gesti giusti per relazionarsi con il bambino. Quest’immagine, purtroppo, non lascia spazio alla delusione, all’ambivalenza, alla frustrazione. Si assiste, pertanto, ad un paradosso in cui la donna non si riconosce il diritto di sentirsi triste e depressa in questo momento della vita, arrivando anche a giudicarsi come una cattiva madre. I primi sintomi possono, dunque, manifestarsi in modo subdolo; la madre può dissimulare il proprio dolore e la propria disperazione attraverso una maschera di tranquillità. Può accadere perciò che dietro un’apparente normalità dei gesti, si celi il dramma della sofferenza, negata e taciuta.

La depressione postnatale, inoltre, influisce sulla relazione madre-bambino, poiché pur essendo la madre presente, in realtà è come se non ci fosse; la madre c’è fisicamente ma è psicologicamente ed emozionalmente non disponibile.

La psicosi puerperale

La psicosi puerperale è il disturbo più grave che si possa presentare nel post-partum. Di solito la sua insorgenza è rapida, a distanza di poche ore o giorni dal parto e la gravità dei sintomi richiede l’ospedalizzazione. Relativamente alla diffusione del disturbo, le statistiche rilevano un’incidenza che oscilla tra l’1 e i 4 casi ogni 1.000 donne.

La donna si presenta triste, trasandata, spesso non si cura della propria igiene personale, rifiuta il cibo e sono frequenti i disturbi del sonno. Inoltre, le caratteristiche distintive della psicosi puerperale sono le allucinazioni e le idee deliranti, di tipo prevalentemente paranoide. La donna teme per la propria incolumità, sia fisica che psichica, si sente perseguitata e spesso l’oggetto persecutorio è proprio il figlio.

 La relazione con il bambino si presenta difficile. Il neonato è inglobato nelle idee deliranti della madre, può esserne sia il soggetto che l’oggetto. L’interazione tra madre e figlio può essere o iperstimolante, con un controllo eccessivo ed inappropriato del bambino, o scarsamente disponibile, dove il figlio è evitato, non sopportato e delle volte anche temuto. Di solito, la madre si sente inadatta alla cura del piccolo e può anche avere un vissuto di colpevolizzazione.

All’interno delle manifestazioni allarmanti di questo disturbo rientrano anche i tentativi di suicidio, vissuto come un atto di liberazione dall’oggetto persecutorio, o gli attacchi diretti al bambino.

L’effetto della malattia della madre sul bambino può essere vario. E’ comunemente condivisa l’idea che vi sia una maggiore probabilità di disturbo psichico nell’età adulta se le madri hanno sofferto di una malattia mentale grave. Per quanto riguarda la vulnerabilità dello sviluppo del bambino di fronte alla malattia materna, un ruolo importante lo svolge la sua età.

In conclusione…

Alla luce di tale sintomatologia risulta evidente come il post partum sia un delicato periodo sia per la madre che per il bambino stesso. Diventa quindi fondamentale che l’ambiente circostante faciliti la madre nel suo ruolo, la supporti e ne comprenda i limiti, senza colpevolizzarla. Ruolo primario di sostegno sarà quello paterno, insieme al supporto delle famiglie di origine. Il contesto ambientale in cui la donna vive, dunque, deve svolgere un compito supportivo, impedendo che la donna si trovi sola, imbrigliata nel proprio dolore e nella confusione. In un contesto che non aiuta la neo mamma, i normali eventi stressanti del parto  possono complicarsi, poiché la solitudine e le difficoltà creano barriere, difese, chiusure talora impossibili da abbattere fino a cadere nella patologia.

Pagina FB: https://www.facebook.com/dott.ssamoniacrimaldi/

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Autore: Dott.ssa Monia Crimaldi

Psicologa e Psicoterapeuta in formazione. Per contatti: cel. 3208365171 mail:monia.crimaldi@gmail.com

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